Luca Viganò
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Posizione SIAE 101662
Foto di Massimo Marchelli (clicca sulla foto per una migliore risoluzione)

Ho iniziato a occuparmi di teatro al liceo (Deutsche Schule Genua - Scuola Germanica di Genova), scrivendo e mettendo in scena alcuni spettacoli di fine anno, interpretati tra gli altri dal mio amico di infanzia Paolo Kessisoglu. Durante gli studi universitari, ho diretto gli spettacoli Trappola per topi di Agata Christie e Il vero Ispettor Segugio di Tom Stoppard per la compagnia "La Pozzanghera" di Genova.

Ho scritto Giochi di ruolo (finalista al Premio Candoni 1996), L'ombra cammina (segnalato al Premio IDI 1993, mise en espace al Teatro Argot di Roma, 1994), Slice of death - L'ospite di Evelina (messa in scena di Ennio Coltorti per la rassegna "Pas à deux" al Teatro Quirino di Roma, 1993), Gli astanti (vincitore del Premio Flaiano under 32, 1994), Deadlock (1995, rappresentato a Udine nel 1997) e Deadlock 1917 (una versione di Deadlock ambientata durante la Grande Guerra), bipedi implumi con anima (1995), Galois (messo in scena nel 2002 in forma di "mise en espace" e nel 2005 in modo definitivo dal Teatro Stabile di Genova per la regia di Marco Sciaccaluga; testo vincitore del "Premio Pitagora 2005" come miglior evento multimediale per la divulgazione della matematica), Tango 24 (2008), La serpe nell'erba (2008), Il gioco dei re (messo in scena nel 2013 per la regia di Marco Sciaccaluga, produzione Teatro Stabile di Genova e Napoli Teatro Festival Italia).
Slice of death, Gli astanti e bipedi implumi con anima, sono stati raccolti in volume (Gli astanti) dalla casa editrice Le Mani / Il Melangolo (Recco, Genova, 1998) e Galois è stato pubblicato dalla casa editrice Il Melangolo (Recco, Genova, 2005), nella collana a cura del Teatro Stabile di Genova.

Per la Rassegna di drammaturgia contemporanea del Teatro Stabile di Genova, ho tradotto Coronado (id., USA, di Dennis Lehane, regia di Marco Ghelardi, 2009), Nordest (Nordost, Germania, di Torsten Buchsteiner, regia di Andrea Battistini, 2010), Persone predilette (Lieblingsmenschen, Svizzera, di Laura de Weck, regia di Mario Jorio, 2011), Offices (id., USA, di Ethan Coen, regia di Matteo Alfonso, 2012) e Codici cifrati (Ciphers, UK, di Dawn King, regia di Tommaso Benvenuti, 2015).


Il gioco dei re

Produzione: Teatro Stabile di Genova e Napoli Teatro Festival Italia (2013).

Regia: Marco Sciaccaluga.
Interpreti: Alice Arcuri, Fabrizio Careddu, Cristiano Dessì, Alberto Giusta, Massimo Mesciulam, Aldo Ottobrino, Antonio Zavatteri
Scena e costumi: Guido Fiorato.
Musiche: Andrea Nicolini.
Luci: Sandro Sussi.

Foto di Massimo Marchelli (clicca sulla foto per una migliore risoluzione)

Due personaggi storici, i cui nomi hanno risonanze mitiche per i cultori degli scacchi: il cubano José Raúl Capablanca e il russo Alexander Alexandrovic Alekhine. Il racconto di un’amicizia destinata a rovesciarsi nel suo opposto, sullo sfondo degli avvenimenti storici della prima metà del Novecento. La sfida tra il "re bianco" e il "re nero". Da una parte, Capablanca, il quale aveva tutto (il talento e il titolo di campione del mondo, l’amore e la bella vita) e se lo lasciò sfuggire dalle mani un po’ a causa della propria incapacità di vivere in modo consapevole e un po’ perché il crollo della borsa di Wall Street nel 1929 e la Grande Depressione glielo portarono via; dall’altra, Alekhine, che passò tutta la vita a cercare di colmare con rabbia un vuoto esistenziale cominciato con l’espulsione dall’Unione Sovietica e culminato con l’abbraccio all’ideologia nazista.
Rappresentato in anteprima al Napoli Teatro Festival Italia, dove è stato accolto con grandissimo successo dal pubblico e definito dalla critica uno «spettacolo dal sangue blu», Il gioco dei re rinnova la collaborazione tra Luca Viganò e il Teatro Stabile di Genova. Strutturato sul filo di una drammaturgia aperta, lo spettacolo procede attraverso una quarantina di scene (alcune anche molto brevi) in cui si alternano i luoghi più diversi: da un interno famigliare al Washington Square Park, dal porto di New York a una sala da torneo di scacchi, da una stanza d’albergo alla tolda di un transatlantico, Il gioco dei re racconta un’avventura umana in cui gli scacchi diventano metafora della vita tutta, il divenire di un’ossessione nella quale amicizia, amore e odio s’intrecciano nella quotidiana battaglia dell’esistenza e i sentimenti devono fare i conti con il razionale movimento dei pezzi schierati gli uni di fronte agli altri su una scacchiera di sessantaquattro caselle.
Pur con libertà nei confronti della loro biografia, Il gioco dei re ricostruisce in "flash-back" l’esistenza dei suoi due protagonisti, affidando al personaggio di un vecchio giocatore di scacchi, che per soldi sfida i passanti in un parco di New York, il ruolo del Coro che accompagna e commenta gli avvenimenti. Del "re bianco" Capablanca, nato a L’Avana nel 1888 e morto a New York nel 1942, la commedia mette in scena gli esordi precoci, i rapporti con il padre e la madre, la conoscenza e il matrimonio con Olga Choubaroff, la vittoria, contro il tedesco Emanuel Lasker, del titolo mondiale, che egli perse poi a opera di Alekhine (Mosca 1892 - Lisbona 1946), il "re nero", senza riuscire più a raccogliere i soldi necessari per sfidarlo di nuovo.

Personaggi:

  • Un vecchio giocatore di scacchi - Giocatore per soldi, al Washington Square Park di New York
  • Alexander Alexandrovich Alekhine - Quarto campione del mondo di scacchi
  • Un cameriere - Hotel Park, Estoril, Portogallo
  • María Graupera - Madre di José Raúl Capablanca
  • José María Capablanca - Padre di José Raúl Capablanca
  • José Raúl Capablanca - Terzo campione del mondo di scacchi
  • Uno strillone del New York Times
  • Gloria - Una delle conquiste di Capablanca
  • Olga Choubaroff - Moglie di Capablanca
  • Emanuel Lasker - Secondo campione del mondo di scacchi
  • Una prostituta
  • Julius W. "Nicky" Arnstein - Imprenditore, impresario, truffatore, scommettitore e altro
  • Alexander Rueb, Un passante, Un facchino, Un fattorino, Il tuttofare di Arnstein - Parti mute
    Nota: 6 uomini e 1 donna (o 2 donne)
    • "José María Capablanca" e "Julius W. "Nicky" Arnstein" possono essere interpretati dallo stesso attore,
    • "Emanuel Lasker", "Un passante" e "Il tuttofare di Arnstein" possono essere interpretati dallo stesso attore,
    • "Uno strillone del New York Times", "Un cameriere dell’Hotel Park", "Alexander Rueb", "Un facchino" e "Un fattorino" possono essere interpretati dallo stesso attore,
    • "María Graupera", "Gloria", "Olga Choubaroff" e "Una prostituta" possono essere intererpretati dalla stessa attrice.

Un estratto:

Capablanca: Quando ha messo la mossa in busta, mi ha guardato per un attimo. Lui è sicuro di vincere. Ma perché? Perché? A me la posizione sembra migliore per me, al limite pari. Cosa ha visto che io non vedo? Cosa? Aiutatemi. Voi fate me e io faccio lui.

Il testo:


La serpe nell'erba

2008, inedito.

Personaggi:

  • Legrand il Magnifico - Un contastorie
  • Oreste - Il padrone della locanda
  • Vera - Una ragazza, figlia di Oreste
  • Quinto - Un vecchio, cognato di Oreste
  • Fosca - Una madre
  • Marius - Un soldato, figlio di Fosca
  • Zaroff - Un reverendo della milizia

Un estratto:

Marius ha catturato una lepre e, portandola per le orecchie, la porge ancora viva a Zaroff.
Zaroff: Attento! Così le fai male. Dalla a me, dammela, ecco, ecco, ssh, ssh. (Prendendola in braccio e accarezzandola) Senti come trema. (Alla lepre) Calmati, piccola, calmati. (A Marius) Guarda come è spaventata. (Di nuovo alla lepre, continuando, fino alla fine, ad accarezzarla sulla testa, lisciandole le lunghe orecchie) Shh, shh, ecco. Vedi, come è meglio così, che se sei più tranquilla sei anche più bella. Shh, shh. Sai che una volta c’era un leprotto, proprio come te, che aveva orecchie lunghe ma le gambe ancora di più. E aveva tanta voglia di correre e saltare, muovere quelle sue belle gambe. Ma era ancora piccolo e la sua mamma aveva paura per lui. “Aspetta, piccolo mio, aspetta.”, gli diceva. “Avrai tempo per esplorare il mondo. Stai qui con me nella nostra tana e cresci ancora un po’, che fuori il mondo è cattivo e spietato.” “Ma, mamma, voglio solo andare a saltellare un po’ quà e là nella radura.” “Pazzo!”, le rispose lei, “Se vai nella radura, ti prenderà il falco, che viene giù dal cielo.” “Ma io ci starò attento, mamma.” “Quando vedrai la sua ombra sul terreno sarà già troppo tardi.” “Allora andrò a giocare nell’erba alta. Lì il falco non mi vedrà certo.” “No, bambino mio, nell’erba alta no! Lì ci sta la serpe. E lei è peggio del falco. Perchè sì, con un po’ di fortuna, dal falco puoi scappare, ma non dalla serpe e dal veleno che c’è nel suo morso. Lo vedi, piccino mio, che devi ascoltare la tua mamma e restare qui nella tana, qui con me.” Ma il leprotto scalpitava, scalpitava, scalpitava, e ogni giorno guardava il mondo là fuori dalla tana dicendo “Prima o poi io ci andrò e correrò e salterò libero.” “Siiiì, sarà quello il giorno!”, lo prendevano in giro i suoi fratelli e cugini. “Vedrete, vedrete, domani. E se non sarà domani, allora sarà domani l’altro, o l’altro ancora.” Ma i giorni passavano, tutti uguali, tutti uguali. Finché una mattina all’alba, quasi senza sapere perché e per come, forse proprio perché quella mattina dormivano ancora tutti, il leprotto si decise e usci di corsa dalla tana. “Che bello correre liberi, e che bello il mondo!”, pensava il leprotto mentre saltellava nell’erba alta. “La mamma si sbagliava di grosso. Qui è davvero tutto splendi... ahia! Cos’è stato?” Quella mattina la serpe era lì, pronta, nell’erba, e visto arrivare il leprotto non aveva dovuto far altro che scattare in avanti con le fauci aperte. Capisci, piccolina? Il leprotto scappa, scappa, ma la serpe sa che il veleno farà il suo dovere e, con tutta calma, lo insegue. E mentre la mamma lo chiamava a squarciagola dall’imbocco della tana, l’ultima cosa che il leprotto vide furono le fauci dentate della serpe che, lentameeente, lo inghiottivano. “Shh, shh, shh, ora dormi.” Gli diceva per l’ultima volta la voce nella sua testa. “Shh, shh, shh.” (Dopo averla accarezzata un’ultima volta, Zaroff uccide la lepre spezzandole il collo con le mani, e lancia il cadavere a Marius, che lo prende al volo) Mettila sul fuoco!

Il testo:


Tango 24

2008, inedito.

Personaggi:

  • Il tassista
  • Lei
  • Lui

Un estratto:

Buio. Notte. Due fari si avvicinano a velocità sostenuta, ma guidati con mano sicura. D’un tratto, l’auto comincia a sbandare, il rumore di una frenata, l’impatto dell’auto con il guard- rail. Il taxi è rimasto in bilico sul ponte, la parte frontale dell’auto sospesa sopra il vuoto.
TASSISTA: Nessuno si muova! Perlamordiddio, nessuno si muova! Nessuno si muova!

Il testo:


Galois

Produzione: Teatro Stabile di Genova
(2002 e 2005).

Regia: Marco Sciaccaluga.
Interpreti: Matteo Alfonso, Luca Giordana, Fabrizio Matteini, Massimo Mesciulam, Flavio Parenti, Giulia Ragni, Pietro Tammaro

Musiche: Andrea Nicolini.
Luci: Sandro Sussi.

Foto di Patrizia Lanna (clicca sulla foto per una migliore risoluzione)

Evariste Galois morì in seguito alle ferite riportate in duello, il 31 maggio 1832. Non aveva ancora ventun'anni, ma aveva già troppo vissuto. Perché quella fine da tragico eroe romantico per un giovane e geniale matematico? Forse una provocazione da parte di un nemico politico o forse a ucciderlo fu davvero un amico intimo, come ipotizza questa libera rivisitazione teatrale della biografia di un padre dell'algebra moderna, ma anche di un attivista rivoluzionario e di un ragazzo in cerca d'amore.

Testo vincitore del "Premio Pitagora 2005" come miglior evento multimediale per la divulgazione della matematica.

Personaggi:

  • Évariste Galois
  • Siméon-Denis Poisson - Professore del Polytechnique di Parigi
  • Vincent Duchâtelet - Studente amico di Galois
  • Stéphanie Faultrier - Fidanzata di Duchâtelet
  • Joseph-Daniel Guigniault - Direttore dell’École Préparatoire di Parigi
  • Auguste Chevalier - Amico di Galois
  • Louis-Paul-Emile Richard - Insegnante di matematica presso il collegio Louis-le-Grand di Parigi
  • Georges Lebas - Membro della Società degli Amici del Popolo
  • Un detenuto
  • François-Vincent Raspail - Presidente della Società degli Amici del Popolo
  • Custodi dell’École Préparatoire, Guardie e detenuti del carcere di Saint-Pélagie

Un estratto:

Scena quindicesima: Galois spiega, Auguste ascolta.
GALOIS: È semplice, semplicissimo. La matematica è semplice. È l’anima delle cose... le intuizioni, Auguste, le intuizioni. La matematica non sarebbe nulla senza le intuizioni... Il vero spirito della matematica sono le intuizioni.
...
Scena trentesima e ultima: Il laghetto della Glacière. L’alba. Galois e Vincent si avvicinano lentamente, fino a 15 passi di distanza.
GALOIS: Eccomi, Vincent Duchâtelet! Sono qui.
La campana batte le 6.
VINCENT: Spetta a te il primo colpo.
GALOIS: Insieme!
VINCENT: Insieme?
GALOIS: Insieme.
VINCENT: Punta allora.
Mentre entrambi alzano lentamente il braccio che regge la pistola, si sente, in lontananza, il canto dei rivoltosi (tra cui Raspail e gli altri membri della Società degli Amici del Popolo) che marciano per le strade di Parigi. Stéphanie è in giardino, e guarda il sole sorgere mentre piange e prega, e prega anche Richard a casa sua.
GALOIS: Che aspetti?! Spara!
AUGUSTE: (Arrivando di corsa) Évariste! Vincent!
VINCENT: Non posso, Évariste. Non posso!
GALOIS: Spara, codardo, spara!
VINCENT: (Abbassando il braccio) Non posso.
GALOIS: Spara! Spara! Spara!
Il braccio puntato, ma senza sparare, Galois corre verso Vincent, il quale, spaventato, spara: Galois, colpito mortalmente, cade a terra.
Buio.

Il testo:

Editore: Il Melangolo, Recco, Genova (3 febbraio 2005)
Collana: Teatro stabile di Genova
ISBN: 8870185494
ISBN-13: 9788870185492
In aggiunta al testo, il volume contiene anche i saggi "Matematica e teatro" una grande emozione" di Michele Emmer, "Évariste Galois: matematico e rivoluzionario" di Mimmo Arezzo e "Un tragico eroe romantico" di Luca Viganò, oltre che una conversazione con Marco Sciaccaluga a cura di Aldo Viganò

  • Il testo (in formato pdf): Galois.
  • I miei saggi (in formato pdf):
    • Évariste Galois: Un tragico eroe romantico, in "Matematica e cultura in Europa", a cura di Mirella Manaresi, pp. 339-348, Springer, 2005; versione estesa di "Il mio Galois".
    • Évariste Galois: a tragic romantic hero, in Mirella Manaresi, ed., "Mathematics and Culture in Europe", pp. 333-344, Springer, 2007; English translation of "Évariste Galois: Un tragico eroe romantico"; extended version of "My Galois".
    • Il mio Galois, in "Matematica e Cultura 2004", a cura di Michele Emmer, pp. 171-178, Springer, 2004.
    • My Galois, in Michele Emmer, ed., "Mathematics and Culture IV", pp. 171-178, Springer, 2007; English translation of "Il mio Galois".


bipedi implumi con anima

ovvero della rossa mano destra, della schiena del tempo, del barbiere, degli elefanti, del coccodrillo, e altre simili facezie

Scritto nel 1995, bipedi implumi con anima è contenuto nel volume Gli astanti dalla casa editrice Le Mani / Il Melangolo (Recco Genova), 1998.

Personaggi:

  • L'uomo
  • La ragazza
  • Andrea
  • Erica
  • Roberto
  • Irene
  • Il barbone
  • Viaggiatori, barboni, drogati e spacciatori, puttane e clienti

Un estratto:

L'UOMO: Il tempo è un inganno! E non meno ingannevoli sono gli argomenti che dimostrano questo inganno.
Una volta
seduto sulla schiena del tempo
a guardare le stelle
presi un sasso e lo lasciai cadere e il sasso rimbalzò e rotolò
e risalì i capelli del mondo
io aprii la mano
il sasso era lì.
Un'altra volta
seduto sulla schiena del tempo non trovo alcun sasso.
E un'altra volta ancora
non troverò neppure il tempo ma solo le stelle.
Il presente, ogni presente, è una stella, un mondo possibile. Si accende, brilla, esplode e subito muore. Passato, presente, futuro, il tempo. Infinite stelle inesistenti che nascono e muoiono in un'unica esplosione ...

Il testo:


Deadlock / Deadlock 1917

Personaggi:

  • Un caporale
  • Un tenente

Un estratto:

Un campo di battaglia. La battaglia è in corso (suoni e luci). una buca, larga e profonda. Il caporale e il tenente, di due eserciti diversi, e quindi da direzioni opposte, saltano dentro la buca alla ricerca di riparo. Subito entrambi si accorgono della presenza dell'altro ed ognuno estrae e punta la propria pistola.
CAPORALE: Fermo!
TENENTE: Fermo!
CAPORALE: Sei mio prigioniero!
TENENTE: Sei mio prigioniero!
CAPORALE: Sono io che faccio prigioniero te!
TENENTE: Ti sbagli!
Rumore di spari molto vicini.
CAPORALE: Giù!
Si abbassano e si mettono seduti, tenendo le pistole puntate (le pistole rimangono puntate fino alla fine).
TENENTE: Fermo!
CAPORALE: Fermo!
Buio.

Il testo:

  • Il testo in italiano (in formato pdf):
  • Il testo in inglese (mia traduzione; in formato pdf): Deadlock 1917 (versione del 2014).


Gli astanti

Vincitore del Premio Flaiano under 32, 1994.
Scritto nel 1994, Gli astanti è contenuto nel volume Gli astanti dalla casa editrice Le Mani/ Il Melangolo (Recco Genova), 1998.

Personaggi:

  • Alberto - ragazzo di Elisa
  • Carlotta
  • Elisa
  • Enrico - cugino di Laura
  • Laura
  • Marco - ragazzo di Carlotta
  • Max
  • Un uomo

Un estratto:

UN UOMO: Faccio per parlare, ma lei mi sfiora le labbra con la punta dell'indice. In silenzio, beviamo e ci guardiamo. Accendo un'altra sigaretta. Anche lei. Poi, "Je suis ereinté, sono stanca", ripete. Beve e fuma. "Questa notte morirò. Per il troppo bere, per il fumo, per il fuoco, per l'aver vissuto, per l'aver amato. Il male mi divora, mi consuma. Guardami gli occhi. Non ho forse ragione?", domanda. C'è il fuoco nei suoi occhi. Si scava una via. "A lungo io ho combattuto per l'amore. Contro gli invasori. Ho affrontato il male in ogni luogo, l'ho battuto, per poi vederlo tornare. Ho visto uomini cadere al mio fianco, fuggire, tradire. Ho visto il mio viso riempirsi di solchi profondi, e i miei capelli farsi cenere. Ho sputato il sangue sulle piaghe per lenire il tormento, ho comprato da bere per annegare il dolore. Mai ho perso la speranza, mai ho voltato le spalle. Non potevo restare a guardare, in silenzio, tra gli astanti. Adesso è tardi, adesso il male è dentro di me, ma ne valeva la pena."

Il testo:


Slice of death - L'ospite di Evelina

Scritto nel 1993, Slice of death - L'ospite di Evelina è contenuto nel volume Gli astanti dalla casa editrice Le Mani/ Il Melangolo (Recco Genova), 1998.
Presentato per la prima volta in "Passo a due: attori in cerca d'autore", rassegna ideata e diretta da Ennio Coltorti, Teatro Quirino, Roma, 1993.
Da allora, Slice of death - L'ospite di Evelina viene messo in scena regolarmente nel saggio finale della scuola di recitazione "Ribalte" diretta da Enzo Garinei.
Inoltre, grazie a google, ho scoperto che è stato messo in scena almeno un paio di volte a Roma... peccato che non mi abbiano inviato, mi sarebbe piaciuto vederlo. Quindi, se mettete in scena un mio testo, invitatemi!

Personaggi:

  • Evelina (Eva)
  • L'ospite

Un estratto:

L'ospite: Io credo che l'ultimo soffio di ossigeno sia solo per se stessi. Nessuno vuole veramente morire... Stasera ti uccido, ma lo stesso non ci credo. L'ultimo soffio di ossigeno grida: "Cazzo, io voglio vivere!" E io quell'ossigeno lo rubo. Perché uccidere è come rubare l'ossigeno a una candela. Si spegne piano oppure in fretta, ma si spegne, e nessuno può farci niente.

Il testo:


L'ombra cammina

(Un guignol musicale in due tempi)

Quando in un manicomio, dove i malati sono meno pazzi di chi li cura, arriva un giovane dottore, la vita è destinata a cambiare per tutti.

Segnalato al Premio IDI 1993.
Mise en espace al Teatro Argot di Roma, per la regia di Maurizio Panici, 14 e 15 febbraio 1994.

Personaggi:

  • Rebecca - un'infermiera
  • Tommaso - un dottore
  • Vanessa - un'infermiera
  • Padre - un prete pazzo
  • Maria - una pazza
  • Maddalena - una pazza
  • Marco - una vittima
  • Paolo - una vittima
  • Una ragazzo
  • Una ragazza

Un estratto:

REBECCA: Sei tu il dottore qui, io sono solo un'infermiera. Sei tu che dovresti spiegare a me perché la gente si uccide. Perché. A che cosa serve un perché? La gente fa un sacco di cose senza che ci sia un perché. Molte cose delle quali ignoriamo il perché, cose che ci piacciono, ci affascinano, ci sorprendono, perderebbero tutto il loro fascino se noi dovessimo anche solo intuirne la ragione. Diventerebbero completamente senza senso nel momento stesso in cui ne acquistassero uno. Le cose succedono e ci rimbalzano contro, e noi, noi possiamo solo rimbalzare a nostra volta contro le persone e le cose che ci stanno attorno, e creare così nuovi accidenti, tutto senza che ci sia un qualunque perché.

Il testo:


Giochi di ruolo

Non ho più il testo in formato digitale... ne creerò una copia al più presto.




Finalista al Premio Candoni 1996.